Un attacco elettromagnetico utilizza segnali a radiofrequenza o altri segnali EM per influenzare l'hardware o per catturare informazioni che esso emette involontariamente. A differenza del monitoraggio passivo dei canali laterali, un attacco attivo può iniettare energia in un dispositivo e poi misurare la risposta risultante, rendendo più facile osservare il comportamento nascosto. Il bersaglio può essere un cavo, una periferica, un chip o un intero sistema, a seconda del percorso di accoppiamento.
Questo è importante nella sicurezza informatica perché l'hardware non è silenzioso: clock, display, circuiti audio, linee di alimentazione e antenne possono perdere dati attraverso emissioni elettromagnetiche. Gli attaccanti usano questa perdita per recuperare sequenze di tasti, audio o attività crittografiche, mentre i difensori ne verificano la suscettibilità con schermatura, filtraggio, messa a terra e scansione delle emissioni. Una buona sicurezza del livello fisico riduce la probabilità che un normale dispositivo diventi un trasmettitore involontario o un punto di sondaggio per l'estrazione di segnali.


