Il software a fine vita è un prodotto che il fornitore non mantiene più, non corregge più con patch e non supporta più ufficialmente. Una volta che il software raggiunge questa fase, i bug e le vulnerabilità di sicurezza scoperti di recente di solito restano aperti, a meno che l'organizzazione non possa sostituire il prodotto o implementare proprie misure compensative.
Nella sicurezza informatica, il software a fine vita è pericoloso perché gli attaccanti spesso lo prendono di mira proprio perché non arrivano più correzioni. Una singola vulnerabilità non patchata può rimanere sfruttabile per anni, soprattutto nei sistemi difficili da aggiornare, come ambienti di laboratorio, industriali o legacy aziendali. I difensori possono comunque ridurre il rischio con la segmentazione di rete, controlli di accesso rigorosi, monitoraggio e controlli di integrità dei file, ma queste misure non eliminano la vulnerabilità di fondo. In pratica, la risposta più sicura è migrare lontano dal software non supportato prima che diventi il percorso più facile per accedere a un flusso di lavoro fidato.


