Un rebrand è un cambiamento nel nome di un’azienda, nella sua identità visiva o nel suo posizionamento di mercato. Può riflettere uno spostamento nel focus di prodotto, una nuova struttura proprietaria o un ingresso in un diverso segmento di clientela. Nel contesto dell’esempio, il lancio dell’azienda è affiancato da una nuova identità, cosa comune quando un’impresa vuole segnalare che la propria offerta è cambiata.
Nel cyber security, i rebrand contano perché sia gli attaccanti sia i difensori fanno affidamento su indizi di identità. Un rebrand può interrompere vecchi record di threat intelligence, complicare la due diligence sui fornitori e creare confusione riguardo a domini, certificati, firma del software e canali di supporto. Offre inoltre ai criminali una copertura per campagne di phishing o impersonificazione, se gli utenti si aspettano il nome “nuovo”. I difensori dovrebbero verificare le entità legali, monitorare i cambiamenti dei domini, aggiornare le allowlist e gli inventari delle risorse, e controllare che i redirect e le chiavi di firma corrispondano ancora alla catena di fiducia originale. Un rebrand non è di per sé sospetto, ma è un punto in cui la fiducia può essere mal riposta.


